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Diga Perfigli, discussione in consiglio regionale PDF Stampa E-mail
Scritto da Elisa Folli   
Martedì 01 Dicembre 2015 17:40

Genova. No alla diga Perfigli sull’Entella. Il tema oggi è approdato all’attenzione del consiglio regionale. Il consigliere Gabriele Pisani, Movimento 5 Stelle, ha illustrato un’interpellanza sottoscritta anche dagli altri componenti del suo gruppo, circa l’approvazione, da parte dell’ex Provincia di Genova, del progetto relativo agli interventi di mitigazione del rischio idraulico del bacino del fiume Entella, relativamente al tratto terminale, denominato appunto diga Perfigli, per il nome dell’assessore competente all’epoca, che prevede la realizzazione di un argine sulla sponda di Lavagna, composto da un muro lungo 600 metri, largo 15 e alto 4. Secondo il grillino, la realizzazione di questo progetto determinerebbe un danno ambientale alla circostante zona classificata come Sito d’Importanza Comunitaria. 

Il consigliere ha anche ricordato che si sono costituiti diversi comitati contrari la realizzazione della diga e che sono stati presentati al Tar Liguria una serie di ricorsi. Successivamente il tribunale amministrativo regionale, ha dichiarato con sentenza la propria incompetenza e l’attrazione delle liti avanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, che ha rinviato al 16 dicembre 2015 l’udienza per determinare la sospensiva sul procedimento. Oltre alla Città Metropolitana di Genova, secondo quanto ha riferito Pisani, si è costituita in giudizio anche la Regione Liguria. Per la giunta ha risposto l’assessore regionale alla difesa del suolo Giacomo Giamnpedrone, il quale ha ricordato che la giunta attuale ha ereditato il progetto dalla passata amministrazione. L’ente ha quindi ritenuto doveroso costituirsi in giudizio, anche al fine di comprendere i rilievi tecnici che possono essere mossi al progetto. Ha chiarito che, in tema di difesa del territorio, non è pensabile rinunciare a otto milioni di finanziamento, ottenuti per un progetto elaborato nei primi anni duemila, senza soffermarsi su attente valutazioni. Sempre secondo Giampedrone, per decidere di non procedere, bisognerebbe essere in presenza di forti prese di posizione da parte degli enti locali, con precisi atti formali. 

 

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